Trombettista, flicornista e compositrice anglo-bahreinita, è riuscita a creare un ponte sonoro unico tra il jazz moderno e le radici mediorientali. Ecco un breve ritratto della sua arte:
Lo Stile: “Psychedelic Arabic Jazz”
La musica di Yazz Ahmed viene spesso definita “Psychedelic Arabic Jazz”. La sua particolarità risiede nel modo in cui fonde:
Scale Arabe: Utilizza spesso quarti di tono, tipici della musica tradizionale del Bahrain, adattandoli alla tromba (che ha modificato appositamente per suonare queste sfumature).
Elettronica: Integra effetti, loop e atmosfere ipnotiche che danno ai suoi brani un respiro cinematografico e spaziale.
Jazz Post-Bop: Mantiene l’improvvisazione e la struttura tipica del jazz britannico più d’avanguardia.
Opere Chiave
Il suo album del 2017, La Saboteuse, l’ha consacrata a livello internazionale, esplorando la sua eredità mista e il concetto di “sabotatore interno” (l’insicurezza creativa). Altrettanto importante è Polyhymnia (2019), un’opera ambiziosa dedicata a donne straordinarie che hanno cambiato la storia, come Rosa Parks e Malala Yousafzai.
Curiosità e Collaborazioni
Nonostante la sua forte identità jazz, Yazz è una musicista estremamente versatile. Ha collaborato con giganti del calibro dei Radiohead (suonando in The King of Limbs) e con i These New Puritans, dimostrando che la sua tromba può abitare mondi sonori molto distanti tra loro.
“Cerco di creare un mondo in cui il jazz incontra le mie radici, qualcosa che suoni come se fosse sospeso tra due deserti diversi.”
Premiata con l’Ivor Novello Award e segnalata da Downbeat tra gli artisti che stanno ridefinendo il futuro del jazz.
Yazz Ahmed costruisce musica che sembra arrivare da un tempo parallelo. Non è solo un concerto.


